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POESIE

                                                                                             Lo specchio

Passo davanti
allo specchio

"sono io quella?"

L'interrogativo vuole un soggetto.

Ma forse è falso
il pronome
o mendace il referente.

Monologo personale
o enigma insoluto
non è forse lo stesso
il significante?

Chi sono io?
Chi sei tu?
Non è forse sempre
lo stesso
specchio
di una cronistoria universale,
un carnevale di gente
sfiorata, trattenuta,
o disperatamente
lasciata andare
ad altro,
proprio
destino.

La mia vita,
cadute libere,
inferni longevi
ma anche

-poi-

magnifiche
redenzioni personali,
annullati
la storia e il tempo.

Ah si,
e per certo,
sei stata anche

-una Gioia Bambina-
e
-una Risata Universale Benedetta-

Anima,

sei stata tutto questo
e molto oltre...

sei stata amori terreni
nel pieno del Patema,
passione di corpi
vissuta nell'esaltazione
dei Sensi.

Hai generato
e hai congedato
creature,

                                                        hai Amato
                                                        e aneli all'Amore
                                                        lo ricordi?

                                                        Ricordalo Sempre

Fragile e fiero,
madre e padre
l'amante e l'amato,
tutte le generazioni sei stato,

e la sopportazione

ma anche il suo limite
opposto.

Tutto questo sei,
tutto questo è l'essere che io sono,
che loro sono stati,
che altri saranno

e molto altro,
mentre sono solo di passaggio,
mostra oggi

lo specchio.

Campo Vallemaggia, luglio 2006


                                                                                  15 Agosto - Rinascita

Il Sole
dall'altra parte
della vetta
cauto scala
la cima
in sentore d'alba.

Oh chiarore
non ancora Luce
non ancora Calore.

Ora sommesso è
il respiro
in un Adesso vigile,
un non tempo
crepuscolare.

Carica è
l'essenza mia
della terra
al risveglio.

Tra poco
nascerò
nuovamente,
sentirò il vociare d'uccelli
in un alterco,
un bisticcio per i frutti
e l'odore pregno
dell'humus
che donerà
meravigliose inflorescenze.

Nel cuore,
in un altro Presente
ungherese,
girasoli devoti
volgeranno il capo
al Dio Sole
nel culmine dello Zenith.

Ma ora
Il mio cuore
È qui nell'Incipiente.
Nella quiete
che è anche tumulto,
un travaglio
che sfocia
in Preghiera
dalle alture
scoscese dell'Alpe
e ovunque nello scenario.

Ora sono
il Vangelo
del Dio Montagna
specchiato
nell'imbiondirsi lento
dei pini sulla sua cresta
e il gipeto
silenzioso
portato dall'aria
nella Gioia pura,
battezzato il volo,
dal primo raggio di
Sole.

Benedetta sia
l'anima mia
in questo parto
di rugiada.
Adagiata sto
ansimante, lucida e riflessa
nei cuori di cristallo
puri
sui fili d'erba.


                                                                                            I Crocus

Aggirato il muro di cinta
di San Bernardo *
l'occhio s'imbatte nei primi
Crocus.
Sembrano funghi in essere
o bianchi convolvoli chiusi
ma sono proprio loro
- Crocus in attesa-
in attesa del primo
segnale di Luce
per schiudersi.

Una fine d'inverno
che sogna primavera,
altrove già primavera.

La loro presenza implosa
mi trattiene;
si saranno sbagliati i Crocus?
Le vigili sentinelle
avranno confuso il tempo,
il luogo, la loro dedizione?

No,
-sussurra l'enigma-
in questa veglia
s'esprime la loro Fede.
È questo l'attimo
Religioso del fiore,
prima della schiusa,
prima dello splendore
della perfezione.

Questo è l'attimo
che avremo da ricordare

- il prima della primavera-

E loro lo sanno,
la portano in sé come dono
questa Benedizione.

Aprile 2006

*Chiesa a Campo Vallemaggia